Ripartiamo dalla Natura con gli asili nel bosco!

Ripartiamo dalla Natura con gli asili nel bosco!

#ImpegnatiAMigliorare La Natura fa scuola 0 comments by

Per la rubrica #LaNaturaFaScuola, andiamo alla scoperta degli asili nel bosco! Cosa sono? Sono scuole speciali in cui quasi tutte le attività si svolgono all’aperto. Qui la Natura è l’aula didattica privilegiata, l’ambiente migliore per i bambini per sperimentare la curiosità, la creatività, la cooperazione.

Il nostro viaggio nella scuola del futuro inizia dalla pineta romana. Abbiamo intervistato Paolo Mai, co-fondatore del primo progetto italiano: l’Asilo nel bosco di Ostia, nato nel 2014 e oggi punto di riferimento per tante altre realtà nostrane (e non solo!).

Addentriamoci insieme a lui nel bosco, alla scoperta dei benefici di questi percorsi educativi, e troviamo la strada per ripensare la didattica nel post Covid!

 

Paolo, cosa sono gli asili nel bosco? 

Non sono un’innovazione pedagogica come qualcuno li vuole presentare. L’essere umano è cresciuto ed ha imparato tantissimo, durante buona parte della sua storia evolutiva, a contatto con la natura. Non c’è pedagogista, da Pestalozzi a Rousseau, da Froebel a Maria Montessori che non abbia evidenziato l’importanza dell’educazione in Natura. Sono i bambini che ci hanno portato nel bosco e che ci hanno chiesto un luogo dove incontrare la meraviglia, dove il corpo fosse libero di esplorare e dove la curiosità, che è il vero motore dell’apprendimento, venisse alimentata. La pedagogia del bosco non è e non vuole essere una scuola di metodo ma una pedagogia viva che possa rispondere in maniera efficace e flessibile ai bisogni dei bambini, parte dei quali si modificano in relazione al contesto sociale, culturale e naturale che essi vivono.

Cosa significa per i vostri bambini avere la Natura come maestra?

Significa avere un ambiente a loro misura, significa vivere ogni giorno nuove scoperte, significa vivere le esperienze con tutti i sensi e soprattutto significa autonomia, libertà e la possibilità di imparare attraverso il gioco e l’esperienza diretta. Le neuroscienze dicono chiaramente che non esiste ambiente migliore per apprendere e per crescere serenamente e gioiosamente, e i bambini che sono dei grandi scienziati lo sanno bene.

Fare scuola all’aperto oggi è anche un modo per diminuire il rischio di contagio. In questi giorni state lavorando con la task force voluta dal Comune di Roma per ridisegnare la scuola in vista della riapertura. Quali sono le prospettive per settembre? Si respira aria di novità?

Purtroppo non posso parlare dei lavori della task force e non posso dirvi che l’interesse per una sperimentazione di educazione all’aria aperta è molto forte, sia nel gruppo di lavoro ma anche della sindaca e degli assessori ;-). I virologi e gli epidemiologi lo hanno detto chiaramente, lo spazio esterno diminuisce le possibilità di contagio e io aggiungo che il sistema immunitario funziona al massimo quando siamo felici e i bambini in natura lo sono poichè trovano risposta a molti dei loro bisogni. Spero sinceramente che sia finalmente iniziato il processo di trasformazione della scuola e sinceramente non credo che l’educazione all’aria aperta sia l’unica opportunità. Personalmente mi sto battendo molto affinchè l’educazione emozionale diventi un approccio diffuso nella scuola italiana. La natura, per quanto non vi sia maestra che abbia il suo potenziale, non puo’, da sola prendersi cura dei bisogni emotivi e relazionali dei bambini, bisogni fondamentali per il benessere e per la prevenzione del disagio, e allora è necessario che le competenze socio-emotive diventino una strategia educativa e diffusa e un bagaglio imprescindibile per chiunque lavori con i bambini.

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