RECUP: quando il cibo non è solo merce

RECUP: quando il cibo non è solo merce

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Decine di volontari. Le cargo bike. I mercati rionali di MilanoIl cibo. Un filo conduttore: evitare che alimenti ancora commestibili si trasformino in rifiuto. Questo è RECUP, un esperimento di innovazione sociale nato dal basso che si libra in alto. L’obiettivo è lottare contro il fenomeno dello spreco alimentare e insieme contrastare la marginalità sociale. A conferma che “il cibo non è solo merce”.

Nei mercati milanesi ogni giorno tonnellate di cibo fresco ma invenduto, perché in eccesso, ammaccato o semplicemente brutto, viene buttato. I commercianti sono obbligati per legge a disfarsene. Questo alimenta il fenomeno – illegale – del rovistamento, da parte degli indigenti e degli esclusi: una popolazione mista di anziani, disoccupati, senzatetto, migranti, che si umilia e litiga per potersi sfamare con gli scarti del sistema alimentare. In Europa le disuguaglianze crescono, la sicurezza alimentare per molte famiglie è a rischio, eppure si sprecano 8 milioni di tonnellate di cibo commestibile ogni giorno. Più il lavoro, la terra, l’acqua e l’energia usata per produrlo. Ma il cibo “sfortunato” ha lo stesso valore nutritivo – e culturale – del cibo “bello”. Ha solo perso valore economico. Questa la logica lineare da cui muove RECUP.

 

Così, ogni giorno, a chiusura dei mercati, un manipolo di persone, inforcando le cargo bike, fa il giro dei banchi in disallestimento, muniti di cassette. I commercianti li aspettano; sono pronti a donare frutta, verdura e altro cibo avanzato. Fatto il pieno, i volontari, che sono gli stessi beneficiari dell’azione di recupero, trasportano le cassette nei punti RECUP, dove avvengono selezione e pesatura. Infine, il cibo edibile viene smistato e portato via, avendo rispetto delle esigenze reciproche. Si celebra un momento di economia solidale, di condivisione e partecipazione civica. E vengono riempiti gli stomaci anziché i bidoni.

In questo appuntamento della rubrica #ImpegnatiAMigliorare parliamo con Alberto Piccardo, Presidente di RECUP.

Chi è RECUP? Da cosa nasce l’idea?

RECUP è un gesto, un’associazione, un progetto, un gruppo di persone sempre più grande. Nato da un modello già esistente in Francia, a Lille, e importato a Milano da una ragazza di Parma. Il modello di intervento di RECUP prevede di contribuire alla riduzione del fenomeno food waste attraverso un approccio locale e integrato, che si concentra sul contesto urbano milanese e si fonda sul principio che ogni alimento che viene sprecato, anche se perde parte del suo valore economico, riacquista un altissimo valore sociale.

Quanto cibo ancora buono raccogliete? Quante persone aiutate?

Ogni giorno i volontari di RECUP, insieme alle persone del quartiere, ritirano e salvano una media di 200 kg di cibo, per ciascun mercato. Fanno circa 100 tonnellate l’anno di cibo salvato. Ogni mercato presenta dinamiche e approcci diversi con le persone locali. In ogni mercato vengono coinvolte più di 40 persone, di cui una ventina sono i volontari di RECUP e i commercianti, e un’altra ventina sono le famiglie in stato di bisogno.

Qual è stata la reazione degli altri soggetti con cui interagite (cittadini, commercianti, amministrazioni)?

Il progetto ha sin dall’inizio ricevuto grandi riconoscimenti e sostegni da parte di privati e amministrazioni pubbliche. Non solo a livello locale, ma anche in molte altre città. L’iniziativa  concretizza un’idea che da troppo tempo non trovava un’applicazione fattuale, pur essendo sulla “bocca” di tutti. Lo spreco alimentare è il nostro problema. Al 99% abbiamo sempre ricevuto stima, stimoli e aiuti.

Quale vi aspettate sarà l’impatto di RECUP nel lungo periodo?

Arrivati a questo punto, RECUP vuole compiere il passo successivo. Aprire un laboratorio di cucina e continuare a sostenere la missione di inclusione sociale attraverso il recupero del cibo. Più persone da coinvolgere e più persone da riportare nella società. Attualmente siamo presenti su 10 mercati a Milano. Vorremmo portare RECUP in altri mercati milanesi e in altre città!

Avete già lanciato una campagna di crowdfunding come metodo di finanziamento. Quali sono i punti di forza di questo strumento per voi?

Due anni fa abbiamo lanciato la nostra prima campagna crowdfunding. Siamo riusciti a raggiungere il nostro primo goal sfiorando quasi il secondo. Eravamo un po’ meno conosciuti, ma già inseriti in determinati canali. Avevamo appena lanciato l’associazione e ricevuto il patrocinio del municipio 1. L’idea è quella di riprovare con un secondo giro. Riceviamo tante email, chiamate e richieste da tantissime persone che vorrebbero sostenerci, ma hanno difficoltà a far coincidere i loro orari con quelli dei recuperi. Potrebbero quindi contribuire al progetto con una donazione.

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