Inspire: il trekking che non lascia impronte

Inspire: il trekking che non lascia impronte

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In tempi recenti le attività outdoor hanno conosciuto un forte rinascimento. Ma con l’aumento del turismo naturalistico di origine urbana, a “tornare alla natura” non sono solo gli esseri umani, ma anche i loro rifiuti. Inspire suggerisce un modello di escursionismo a impronta ambientale non semplicemente neutra, ma negativa – perché lasciare pulito non basta, bisogna portare via quanto alla natura non appartiene. Lo chiamano eco-trekking.

 

Il modello di consumo usa-e-getta minaccia infatti gli angoli più remoti del pianeta. Spedizioni in Antartide hanno rinvenuto rifiuti tra i ghiacci, portati dalle correnti. La discarica abusiva più alta del mondo si trova sul Monte Everest. Un continente di plastica galleggia nell’Oceano Pacifico. E sapevate che gli scienziati hanno ribattezzato l’attuale era geologica Antropocene – l’era dell’uomo – perché le attività umane hanno raggiunto una scala tale da alterare gli equilibri naturali? Tuttavia non serve spingersi oltre l’esperienza comune per trovare le tracce della crisi ambientale causata dalla sovrapproduzione industriale. Non è raro imbattersi in ogni genere di rifiuto nelle nostre città, coste, montagne, boschi… Se l’economia lineare sparge materia di scarto ovunque sulla Terra, la missione di Inspire è quella di non introdurne altra e recuperare quella che già c’è. Dando un contributo alla chiusura del cerchio.

 

Come? Trasformando l’escursionista in una sentinella ecologica che, attrezzata di borsa e guanti, raccoglie i rifiuti disseminati lungo il suo percorso. L’eco-trekking di Inspire si fa in gruppo, è adatto a principianti ed esperti e ti porta dagli Appennini alle Alpi. I volontari ecopartecipano e, ospiti discreti della natura, lasciano i luoghi dove camminano in uno stato migliore di come li hanno trovati. L’approccio è minimalista e integrale: anche la borsa per raccogliere i rifiuti, parte essenziale dell’equipaggiamento dell’ecotrekker, è realizzata da artigiani migranti con la plastica riciclata di Roma. Al termine del percorso, i rifiuti raccolti vengono differenziati, pesati e conferiti a ricicloUn messaggio universale di simbiosi tra uomo e ambiente. Una rivoluzione gentile.

 

Per questo appuntamento della nostra rubirca #ImpegnatiAMigliorare intervistiamo Alice Bellini, co-fondatrice di Inspire.

1_Come nasce l’idea di Inspire? Cosa significa “ecopartecipazione”?

L’idea di Inspire nasce da tre donne accomunate dalla passione per l’outdoor. Durante un’uscita abbiamo iniziato a raccogliere i rifiuti che trovavamo lungo il sentiero. Ci siamo guardate negli occhi e abbiamo capito di voler diffondere quel gesto il più possibile. Perché, per quanto facile, non è un gesto ovvio. Godere della natura che ci circonda e che ci permette di esistere su questo pianeta significa anche preservarne la bellezza incontaminata. Ecopartecipazione significa proprio questo: esplorare e godere della natura in ogni sua manifestazione, ma essere anche pronti a pulire nel mentre. Importante è poi tenere a mente che il primo grande atto di ecopartecipazione è quello di non produrre il rifiuto in primis. Dunque, scegliere ogni giorno, attraverso i propri acquisti e i propri comportamenti, di non generare altri rifiuti, di consumare prodotti avvolti da packaging sostenibili e trovare alternative che ci permettano di abolire l’usa-e-getta, di qualunque forma e materiale.

2_Quali sono le tipologie di rifiuti che trovate più spesso lungo i percorsi? Quanto raccogliete in media con una giornata di eco-trekking?

Il primo premio va senz’altro ai mozziconi di sigaretta e alle plastiche di ogni genere: dall’involucro dello snack fino all’onnipresente bottiglia di plastica. Troviamo anche tantissimi fazzoletti (incluso l’involucro di plastica!) e salviettine umidificate che, con la scusa di essere biodegradabili, vengono abbandonate ovunque in quantità industriali. Sulle spiagge, poi, la fanno da padrone anche i cotton fioc e i bastoncini delle lecca lecca.
Raramente raccogliamo meno di 40-50 kg di spazzatura per evento, ma ci sono state giornate in cui, in 3 km di eco-trekking all’interno di parchi regionali protetti, abbiamo raccolto 550 kg di spazzatura, per non parlare delle spiagge, dove in pochi minuti si raggiunge facilmente il centinaio di chili.

3_Quale vi aspettate sarà l’impatto di Inspire nel lungo periodo?

Ci auguriamo che sempre più persone si sentano ispirate e decidano di unirsi a noi in questo gesto, rendendolo parte della loro quotidianità, a cominciare dalla vita domestica e dagli acquisti, fino ad arrivare alla raccolta del rifiuto durante la passeggiata al parco, o la scalata dell’Everest – non c’è distinzione: possiamo sempre fare un pezzettino che fa la differenza!

4_Avete mai pensato ad auto-finanziarvi con una campagna di crowdfunding?

Ci stiamo lavorando su proprio in questo periodo. Abbiamo in cantiere un progetto che cerca di toccare tutti i punti che ci stanno più a cuore, e presto avremo bisogno di fondi per portarlo avanti… stay tuned!

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